The Storytellers’ Fountain: a tale told by A Gust of Wind in the low and dark rooms

Studio for Propositional Cinema
a cura di Alessia Volpe

19.12.2019 \\ 22.02.2020

DESCRIZIONE DELLA SCENA

1. IL CONTESTO È CONTENUTO

La mostra abita sei sale affrescate al primo piano di Palazzo Caracciolo d’Avellino, così come il basamento dell’edificio. Il basamento contiene antiche rovine greche che sono state scoperte, insieme agli affreschi, durante una ristrutturazione iniziata dalla Fondazione Morra Greco nel 2015. Gli affreschi furono eseguiti all’inizio del XVIII secolo da Giacomo del Po (1654-1726) e dai suoi collaboratori, su commissione di Marino III Caracciolo (1668- 1720) e Antonia Spinola (1669-1744).

Palazzo Caracciolo d’Avellino fu convertito da un monastero benedettino nel 1610 da Marino II Caracciolo (1587- 1630) e Francesca d’Avalos d’Aquino d’Aragona (d. 1676). Durante questo periodo Giambattista Basile (1566- 1632) fu lo scrittore di corte del Principe Caracciolo d’Avellino. Nel 1619, Basile compose e pubblicò un idillio in onore del Principe Marino: la storia de L’Aretusa.

La Fondazione Morra Greco opera un programma di mostre e residenze a Palazzo Caracciolo d’Avellino dal 2006. Da aprile a dicembre 2019, Studio for Propositional Cinema (fondato nel 2013) ha vissuto in residenza presso la Fondazione Morra Greco. La sceneggiatura della mostra è liberamente basata su L’Aretusa di Basile.

2. I MITI SONO STRUTTURE VIVENTI

Il mito dell’Aretusa in poesia può essere tracciato attraverso Virgilio (40 a.C.), Ovidio (8 d.C.), John Milton (1634), John Keats (1818), Percy Bysshe Shelley (1820) ed Ezra Pound (1956), tra gli altri. Racconta della ninfa fluviale Aretusa che un giorno, dopo la caccia, si bagna in un ruscello che è in realtà il dio fluviale Alfeo, il quale si innamora di lei e la insegue contro la sua volontà. Per eludere la cattura, Aretusa mette in atto diversi tentativi di fuga; in primo luogo scappa, ma viene raggiunta da Alfeo; in secondo luogo si nasconde in una nuvola evocata dalla sua protettrice Diana, dea della caccia, che, per via del suo sudare mentre Alfeo le si avvicina, si trasforma in acqua; infine trova scampo attraverso un buco nella terra e fugge dalla sua terra natale in Grecia, riemergendo come fontana a Siracusa, in Italia. In diversi racconti fugge in modi diversi da Alfeo, o il suo inseguitore ritorna in forma liquida e si confonde con le sue acque in un violento finale.

La persistenza della storia di Aretusa risiede nella sua allegorizzazione sottilmente velata della lotta di genere, della libertà sessuale, dell’empirismo, del colonialismo, della migrazione forzata e di altre infinite battaglie tra i contrastanti desideri di libertà e di dominio che definiscono la condizione umana.

Le storie sono strutture aperte che possono essere occupate in qualsiasi momento da chiunque, modificabili per soddisfarne le esigenze. Poiché la loro integrità strutturale è dimostrata, sono basi convenienti ed espedienti da cui agire, scorciatoie per comprendere il nostro presente e immaginare il nostro futuro.

3. LE STORIE SONO SCHEMI

Le narrative delineano realtà potenziali in modi collegabili a culture, geografie e generazioni. Non è un caso che siano state la base di tutte le religioni che hanno tentato di esercitare il controllo attraverso la manipolazione del desiderio e l’attrazione dell’immaginario. Mantenere o rivendicare il controllo delle narrazioni che strutturano le nostre vite e i nostri desideri è la base per costruire la forma e il contenuto dei nostri futuri.

Le storie che raccontiamo possono essere usate come prototipi per i mondi che vogliamo costruire. È nostra responsabilità costruire queste storie non solo per noi stessi ma anche per futuri sconosciuti. Finché rimangono in vita, possono esistere come possibilità per un mondo migliore, non importa quanto remoto o improbabile.

Questa non è fantasia, questo è realismo.

Studio For Propositional Cinema

 

 

 

Tutte le immagini Courtesy Fondazione Morra Greco, Napoli
© Maurizio Esposito